De iPhonographia

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De iPhonographia

Chi mi conosce sa quanto per anni abbia seguito con divertimento e interesse il fenomeno della fotografia mobile. Il mio photoblog “Hardla in motion” (in cui ho sempre e solo inserito immagini realizzate col cellulare, anche prima dell’era degli iPhone, ebbene sì) e il mio account Instagram, sono d’altronde sempre lì a testimoniarlo.

Come tutti gli entusiasti della fotografia da cellulare ho sperimentato la mia buona (eccessiva) dose di filtri, effettini, applicazioni, vignette, cornicette retrò, stili polaroid e ogni sorta di accrocchio visivo possa essere aggiunto ad un’immagine per renderla immediatamente più interessante. Ho compiuto il mio percorso di maturazione dalla fase “tutti gli effetti sono fantastici” alla fase “tutti gli effetti sono porcate”, attestandomi su un più salomonico “tutti gli effetti sono da usarsi con moderazione e solo in maniera funzionale a ciò che si vuole fare”. In tutto questo tempo ho seguito con avidità le notizie di diversi siti e blog del settore, tenendomi aggiornato sulle app più interessanti del momento.

E’ con relativo stupore e con un po’ di dispiacere, quindi, che apprendo che il blog di riferimento della iPhonografia, anzi il blog che ha coniato il termine stesso “iPhoneografia”, chiude i battenti. Il sito iPhoneography è stato per anni uno dei massimi punti di riferimento per chi, come me, aveva scelto di utilizzare quel determinato modello di smartphone per seguire in modo immediato e consapevole (almeno dal punto di vista tecnico) un proprio percorso fotografico.

La notizia, per quanto possa dispiacermi, non mi coglie del tutto di sorpresa. Da un po’ di tempo io stesso avevo smesso di seguire il sito con regolarità e credo di intuirne il motivo. La fotografia fatta con iPhone è, prima di tutto, fotografia. Sembra una banalità ma in effetti questo è un punto non sempre molto chiaro. Per molto tempo la iPhoneografia è stata considerata una zona franca, un nuovo mezzo espressivo senza regole scritte attraverso il quale travalicare i limiti imposti dalla fotografia tradizionale, perfino quella digitale. Questo perché l’immediata disponibilità di innumerevoli effettini speciali più o meno vintage, più o meno interessanti, più o meno originali, è stata per lungo tempo prerogativa dei dispositivi mobili, con l’iPhone in netto vantaggio su tutti gli altri compagni di categoria.

Sul computer c’erano (e ci sono tuttora) meno strumenti atti a questo tipo di manipolazione immediata. Certo, con photoshop puoi fare di tutto, ma non puoi farlo così semplicemente come con una qualsiasi app mobile. Per non parlare di una mia personale percezione di sacralità delle immagini scattate con fotocamere “vere”, e che finiscono su un computer per elaborazioni “serie”, sulle quali non ci si arrischia a fare, in genere, troppi pasticci. Sacralità che le immagini da cellulare tendono a non avere: sono “fotine”, istantanee di seconda scelta, sulle quali è lecito sperimentare senza troppe remore o dubbi filosofici.

Ma passata questa sbornia da app, esaurita questa giocosa vena sperimentatrice, subentrata la inevitabile noia visiva da app tutte simili tra loro, passata infine la moda del momento, ci rendiamo conto che tutti questi filtri ed effetti (se usati senza metodo), invece che donarci un’estitica unica e riconoscibile fanno assomigliare i nostri scatti a quelli di milioni di altri iFotografi. E scopriamo (o meglio ricordiamo) che alla fine quello che rimane, al netto di tutte le contaminazioni visive, è pura e semplice fotografia. Non più iPhoneografia, ma di nuovo e sempre fotografia.

Ci ricordiamo che il cellulare, nonostante le sue limitazioni tecniche, può essere usato per fare foto, foto vere, foto che spesso una reflex non riesce a fare, per il semplice motivo che non sempre la possiamo portare con noi, al contrario del nostro telefono. Certo, dobbiamo pure ricordarci d’usarlo entro i suoi ambiti più consoni, avere sempre chiaro in testa cosa un cellulare può e cosa non può proprio fare. Capiamo anche che le app non sono la salvezza ma neppure la dannazione delle nostre immagini, sono solo uno strumento da usare con sapienza e moderazione, con unicità e gusto. Come le elaborazioni di Photoshop o i vecchi maneggi in camera oscura.

Scopriamo, infine, non senza una certa sorpresa, che le immagini uscite dai nostri cellulari, siano esse condivise su facebook, instagram, twitter, pubblicate su un sito proprio o un fotoblog, caricate su una cornice digitale o stampate su carta, non devono per forza essere schiave di un’estetica preconfezionata. Posso condividere uno scatto nel network di Instagram senza necessariamente utilizzare gli effettini proposti dall’applicazione. Posso creare una mia estetica personale a prescindere dal mezzo utilizzato, a prescindere dalla gamma di effetti a disposizione, mettendo il mezzo al servizio del mio messaggio. Sempre che io abbia qualcosa di interessante da comunicare, ovviamente! Altrimenti continuo a giocare e a divertirmi, e va bene uguale, basta saperlo.

 

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